Il Cav. non trova ancora la parola giusta per rimediare alla sconfitta
Silvio Berlusconi non ama mettere la faccia su funerali e sconfitte, dunque non stupisce troppo il suo contegno a dir poco riservato degli ultimi giorni. Ma se il presidente del Consiglio tace, intorno a lui si agitano il Pdl e la Lega. Nei due partiti è tutto un disordinato e inefficace mormorio complottardo. Tutti si pongono il problema della propria sopravvivenza politica e pensano agli effetti perniciosi di una possibile sconfitta a Milano. Leggi Le ragioni della sconfitta leghista e il rischio di una “reazione padana”
11 AGO 20

Berlusconi ieri ha compiuto un secondo giro di consultazioni sul “che fare” tra i suoi uomini, Angelino Alfano, Renato Brunetta, Michela Vittoria Brambilla. A Palazzo Grazioli è entrato anche Claudio Scajola, ritrovato dopo diverse settimane in un colloquio definito “cordialissimo e familiare”. Per il Cav. il calo significativo delle preferenze nella sua città natale e il sorpasso di Pisapia ai danni di Moratti è stato più della “scoppola” di cui parla Maurizio Lupi. Voci di Palazzo descrivono il premier pronto a ristrutturare il Pdl e le sue catene di comando (“che non hanno funzionato”) a ballottaggi chiusi. Se ne parla da mesi. Chissà. Ieri, in un articolo sul Secolo d’Italia, il senatore ex di An Andrea Augello, grande tessitore del potere alemanniano a Roma, ha inviato un messaggio neanche troppo in codice agli amici e colleghi del Pdl: dopo il ballottaggio di Milano “comunque vada verrà il momento di affrontare senza più esitazioni le troppe contraddizioni che si sono accumulate dalla nascita del Pdl a oggi. Abbiamo bisogno di una nuova legge elettorale. Abbiamo la necessità di rilanciare l’azione di governo. Dobbiamo avviare un dibattito congressuale”. Che significa? Significa che dopo il ballottaggio di Milano, comunque vada, ma soprattutto se andrà male, il Cavaliere dovrà mettere il Pdl nelle condizioni di sopravvivergli.
Il Cavaliere non ha ancora sciolto il dubbio che tiene sospeso il personale politico del Pdl: partecipare o no alla campagna elettorale per il ballottaggio a Milano? Martedì sera, di fronte a coordinatori e capigruppo, il premier inclinava per un profilo più basso. Ma non è detto che vada così. Attorno al premier sono in tanti a chiedergli di organizzare una grande manifestazione pubblica – a tre giorni dal voto – che lo veda protagonista in piazza Duomo. Lui non ne è persuaso. A Denis Verdini, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, Berlusconi ha consegnato un ragionamento che suonava più o meno così: “Non c’è il tempo per articolare una nuova strategia di comunicazione”. Il Cavaliere è rimasto sull’idea che a Milano si debba puntare a “smascherare” gli estremisti che sostengono la candidatura di Pisapia. “A meno di dieci giorni dal voto c’è poco di nuovo da fare – ha spiegato – Abbiamo però dei margini per lanciare pochi messaggi precisi e ritmati” che ruotano intorno al concetto di “sinistra fatua e radicale”. Bossi pare abbia già fatto sapere che non parteciperà alla campagna elettorale, e non è una notizia che il Pdl ha accolto con piacere. Nel catatonico entourage del premier non sembrano nemmeno sicuri di come interpretare i messaggi duri (ma contraddittori) che arrivano dalla Lega. Oggi, salvo sorprese, dovrebbe riunirsi il Consiglio dei ministri. E’ la prima occasione per un faccia a faccia tra il leader della Lega (che ieri era a Roma) e Berlusconi.
Il Cavaliere non ha ancora sciolto il dubbio che tiene sospeso il personale politico del Pdl: partecipare o no alla campagna elettorale per il ballottaggio a Milano? Martedì sera, di fronte a coordinatori e capigruppo, il premier inclinava per un profilo più basso. Ma non è detto che vada così. Attorno al premier sono in tanti a chiedergli di organizzare una grande manifestazione pubblica – a tre giorni dal voto – che lo veda protagonista in piazza Duomo. Lui non ne è persuaso. A Denis Verdini, Ignazio La Russa, Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello, Berlusconi ha consegnato un ragionamento che suonava più o meno così: “Non c’è il tempo per articolare una nuova strategia di comunicazione”. Il Cavaliere è rimasto sull’idea che a Milano si debba puntare a “smascherare” gli estremisti che sostengono la candidatura di Pisapia. “A meno di dieci giorni dal voto c’è poco di nuovo da fare – ha spiegato – Abbiamo però dei margini per lanciare pochi messaggi precisi e ritmati” che ruotano intorno al concetto di “sinistra fatua e radicale”. Bossi pare abbia già fatto sapere che non parteciperà alla campagna elettorale, e non è una notizia che il Pdl ha accolto con piacere. Nel catatonico entourage del premier non sembrano nemmeno sicuri di come interpretare i messaggi duri (ma contraddittori) che arrivano dalla Lega. Oggi, salvo sorprese, dovrebbe riunirsi il Consiglio dei ministri. E’ la prima occasione per un faccia a faccia tra il leader della Lega (che ieri era a Roma) e Berlusconi.
Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.
